BarbarO come fulcro della NEOFIGURACION

Ricordo esattamente l’emozione che provai, oltre 8 anni fa, varcando la soglia del BarbarO: un misto di stupore e prorompente voglia di trasformarmi anch’io, come le opere che ammiravo, nell’autrice di tanta libertà e autenticità.

L’Europa è permeata di storia e cultura, ma nonostante abbia letto, studiato e conosciuto le opere di numerosi artisti del nostro continente, ciò che modificò, o meglio mi diede la coscienza di quanto già risiedeva dentro di me, e cioè il mio modo di sentire e percepire, avvenne a Buenos Aires.

Le opere dei pittori Noé, Deira, Macció e De la Vega squarciarono gli ultimi brandelli che mi rimanevano di una estetica convenzionale e mi infusero il coraggio di essere quale ora sono, mentre il BarbarO mi accolse come pittrice.
Tutto si muove attraverso uno strano sincronismo che, se sappiamo riconoscere, ci dà una sicurezza nell’incertezza totale della vita. Ci muoviamo senza schemi, camminando incontro alla realizzazione del nostro essere che non conosce un percorso tracciato ma riconosce momenti fondamentali: intuizioni che in un istante ci riempiono di luce e ci rimangono nella memoria come rocce alle quali aggrapparci nel momento in cui l’oblio rischia di dissolverci, vittime della nostra temporanea finitudine.
Ed ecco che nel mio cammino, nei numerosi viaggi a Buenos Aires, appaiono questi punti fermi nelle opere degli artisti della Neofiguración.

La Neofiguración o Pintura Neofigurativa è un movimento artistico della seconda metà del XX secolo, caratterizzato per il ritorno alla pittura figurativa in contrasto con l’astrazione, per quanto i neofigurativi trattino il tema in modo informale e espressionista. Il movimento, che si sviluppa sopratutto negli Anni 50 e 60,  sorge come reazione all’arte astratta seguita alla Seconda Guerra Mondiale.

La collezione più importante di Buenos Aires si trova sulle pareti del Museo de Bellas Artes che, nell’ambito del Bicentenario dell’Indipendenza Argentina (2010), ha organizzato una mostra sull’esplosivo quartetto protagonista di uno dei capitoli più significativi della storia dell’arte argentina della seconda metà del XX secolo”.

Noé, Deira, Macció e De la Vega cercarono di indagare sull’istituzione della pittura come ricerca di una nuova immagine che rappresenti l’uomo ed il suo contesto. Dice Jorge De la Vega del 1963: “Voglio che la mia opera colpisca lo spettatore con la stessa intensità con la quale si colpiscono tra loro parti di lui per quanto piccole siano. Una tassello di madreperla sopra una macchia. Un numero unito a una pietra. Una bestia orpello. Una chimera di fumo. Esseri che si misurano con il vuoto e uno specchio affinchè si guardino”. E continua Macció nel 1991: “Rappresentazione dell’uomo, però quale? Della sua origine, delle sue paure, della sua allegria, salendo dal profondo della sua anima dalla notte dei tempi, immagine che incomincia da un oscuro nucleo (come nell’arte) che solo la pittura può illuminare. Pittura come azione irrazionale alla ricerca della bellezza, questa cosa meravigliosa. Vita e Morte degli stili e degli schemi visuali”.

Con l’intento “di porsi davanti all’atto creativo in una attitudine totalmente spregiudicata”, Luis Felipe Noé apre nel 1969, stesso anno della mia nascita, in calle Reconquista 874 nel quartiere Retiro di Buenos Aires, il Bar o Bar, anche chiamato Bar Bar O, dove si riuniva con il gruppo di Neofiguración.

Nel 2003, al tempo del mio primo viaggio a Buenos Aires, amici argentini mi portarono al BarbarO, che nel frattempo si era trasferito poco distante, al 415 della calle Tres Sargentos. La magia che percepii tra quelle pareti fu unica, e proprio al BarbarO cominciai a sorprendermi e ad apprendere. Per me rappresenta un vero e proprio luogo di culto artistico, così ricco di sculture, quadri, pitture realizzate sulle vetrate, dal pennello di Macció e Noé, sui soffitti dei bagni. Si possono annoverare opere di Fontana, Libero Badi, Vicente Forte, ogni dettaglio è curato e mai casuale. Ma allo stesso tempo è un cafè porteño, tranquillo e dove tutti sono ben accetti, anche le colombe che a volte fanno visita ai tavolini fuori in strada.

Il BarbarO continua ad essere un punto di incontro di artisti e pittori, ogni sabato, all’ora di pranzo, qui si riuniscono per parlare d’arte, discutere e magari litigare quando si ha troppo vino tinto in corpo. In una di queste riunioni ho avuto il piacere di conoscere Macció e Noé. L’attuale proprietario del locale, Francisco, è un appassionato collezionista d’arte e profondo conoscitore della vita porteña, dell’esoterismo e della spiritualità. Nel 2007 mi invitò a fare parte, io unica italiana, del Manì, Movimiento Artístico Nueva Imaginación, quasi a suggellare questo luogo come pietra d’inizio della mia avventura artistica e personale a Buenos Aires.

Claudia Bellocchi

il sito del BarbarO

la pagina di Claudia Bellocchi

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